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Giovanni Spampinato
 

Giovanni Spampinato

 

L'associazione di giornalismo investigativo ha deciso di dedicare il Master in Analisi delle fonti documentarie e giornalismo investigativo a Giovanni Spampinato in omaggio alla dedizione professionale e integrità etica da lui dimostrata nello svolgimento della professione.
Un esempio ideale di modello e di ispirazione per i futuri giornalisti di inchiesta.

 

Pubblichiamo la bellissima lettera di Alberto Spampinato in memoria del fratello. Nulla di quanto potremmo scrivere noi eguaglierebbe in profondità ed emozione quanto scritto da Alberto.

 

In memoria di Giovanni, di Alberto Spampinato

Giovanni era un giovane giornalista. Si era formato alla scuola del giornale L'Ora diretto da Vittorio Nisticò. Lavorava in Sicilia, come corrispondente da Ragusa, una terra ancora oggi scarsamente illuminata dall'informazione giornalistica. Giovanni fece del giornalismo di inchiesta una ragione di impegno politico e sociale e quando si trovò solo a scrivere notizie clamorose che altri giornalisti conoscevano, ma non avevano il coraggio di scrivere, non fuggì di fronte al pericolo, come non fuggirono, in circostanze analoghe, gli altri giornalisti uccisi in Sicilia in quegli anni: Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giuseppe Impastato, Mario Francese,  Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano. 

Nessuno di loro fuggì davanti al pericolo, come non fuggi Giancarlo Siani, ucciso a Napoli nel 1985. Come non fuggirono altri due giornalisti uccisi dai terroristi, Carlo Casalegno a Torino nel 1977 e Walter Tobagi a Milano nel 1980. Ognuno di loro fu ucciso perché voleva scoprire con le sue inchieste ciò che accadeva, perché voleva raccontare ciò che vedeva con i suoi occhi, perché voleva dire ai suoi lettori come giudicava i fatti in base alla sua coscienza civile e professionale.

Io ho scelto di fare il giornalista dopo la morte di mio fratello per capire dall'interno come accadono queste cose. Come può accadere che chi scrive le notizie più scottanti, chi si spinge sul terreno più infido e pericoloso per raccogliere informazioni, chi esprime le opinioni meno scontate, possa trovarsi isolato, possa essere ucciso, dimenticato e in molti casi non avere giustizia.

Sono trascorsi quasi 40 anni. In questi anni ho indagato su questo triste fenomeno, e ho capito alcune cose. La cosa più importante è che il meccanismo infernale che ha stritolato mio fratello e tanti altri giornalisti onesti e coraggiosi è tuttora in funzione. E'  un meccanismo potente, alimentato dalla paura, dalla preopotenza, dalle prevaricazioni, dalle logiche di potere, e produce paura, autocensura, un esteso oscuramento di notizie importanti, e - proprio nella nostra libera Italia del Terzo Millennio, nella quale secondo qualcuno c'è troppa libertà di stampa - produce centinaia di giornalisti minacciati che faticano a scrivere ciò che sanno, devono difendersi, stentano a far sentire la loro voce, restano invisibili, spesso sono accusati di aver voluto fare giornalismo senza rispettare le regole della prudenza e del quieto vivere, e devono giustificarsi.

Perciò, insieme ad altri, ho creato l'osservatorio sui giornalisti minacciati e le notizie oscurate "Ossigeno per l'Informazione", che è promosso dalla FNSI e dall'Ordine dei Giornalisti. L'osservatorio si sforza di rendere visibili gli invisibili e di elaborare proposte per rendere sicuro il lavoro dei giornalisti.

A chi frequenta un corso di specializzazione in giornalismo fa bene tener presente la memoria dei giornalisti uccisi in Italia. Fa bene conoscere una per una le loro storie, scoprire le difficoltà che ognuno di loro ha incontrato. Fa bene leggere gli articoli che ha avuto il coraggio di scrivere, e che non è facile trovare, e confrontarli con ciò che scrivevano i giornalisti “prudenti”.

Con questi sentimenti, auguro fortuna e successo al vostro corso e a chi lo frequenta

 

Alberto Spampinato 

Roma, 28 febbraio 2011