Metodo
Data journalism
Il data journalism è la pratica di ricavare storie da insiemi di dati, combinando competenze giornalistiche, statistiche e di programmazione. Non è una disciplina separata: è un modo di fare giornalismo che usa i numeri come fonti.
Da dove arrivano i dati
Le fonti principali sono i portali open data, le richieste di accesso, i dataset pubblicati da enti e aziende, i documenti in formato tabellare trovati durante un'inchiesta. Spesso il lavoro più lungo consiste nel chiedere i dati, non nell'analizzarli.
Pulizia e verifica
Prima di qualsiasi analisi bisogna controllare: chi ha prodotto il dato, con quale definizione, in quale periodo, con quali omissioni. Valori mancanti, duplicati e formati incoerenti sono la norma. Ogni passaggio di pulizia va documentato, perché un dato pulito in modo arbitrario produce conclusioni arbitrarie.
Analisi e visualizzazione
Le tecniche vanno scelte in base alla domanda: confronti nel tempo, distribuzioni, correlazioni, mappe. La visualizzazione non deve abbellire, ma rendere leggibile ciò che i dati mostrano. Un grafico con assi tagliati o scale ingannevoli può distorcere la percezione anche in buona fede.
Trasparenza
Un buon progetto di data journalism pubblica il metodo: fonte, anni, definizioni, script o almeno una descrizione riproducibile dei passaggi. La trasparenza permette al lettore di contestare l'analisi e ad altri giornalisti di replicarla.
Limiti
I dati raccontano ciò che è stato misurato, non tutto ciò che accade. Un calo di denunce può indicare meno reati oppure meno fiducia nelle istituzioni. Il compito del giornalista è spiegare queste ambiguità, non nasconderle dietro un grafico.